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Lo strano caso di Hadopi, il diritto d’autore violato da chi lo deve proteggere.

Lug 22nd 2010
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Non è una notizia freschissima, risale all’inizio dell’anno, ma mi ci sono imbattuto solo ora girovagando sul sito The FontFeed. E’ un ottimo esempio di come oggi il lavoro grafico sia molto “approssimativo” anche ai livelli più alti. Ma procediamo con ordine.

Dal 1° gennaio è entrata in vigore in Francia la legge molto discussa sulla protezione del diritto d’autore su internet detta “Hadopi”. L’acronimo sta per “Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet” , che tradotto si legge “Alta Autorità per la diffusione e la protezione del diritto d’autore su Internet”. Se date un’occhiata su Wikipedia viene spiegato che: “è un’istituzione francese che si occupa dell’applicazione dell’omonima legge introdotta nel 2009 ed in vigore dal 2010, dedicata al diritto d’autore, una normativa che è stata al centro di polemiche in quanto prevede una “disconnessione forzata” per coloro che violano il copyright.”
In sostanza, se si viene “pizzicati” a scaricare materiale illegalmente dalle rete, si viene avvertiti due volte e se succedde una terza volta il fornitore dell’accesso sospende a tempo indefinito il collegamento a internet. L’indirizzo IP del “pirata” viene inserito in una lista nera a cui è illegale fornire l’accesso alla rete, per far ripristinare la possibilità di collegarsi il colpevole deve permettere l’installazione sul proprio computer un software spyware che può registrare ogni singola operazione svolta dalla CPU.
Ovviamente la cosa ha suscitato un vespaio di polemiche sia dal punto di vista costituzionale, sia dal punto di vista economico in quanto, l’implementazione di un controllo e di un sistema sanzionatorio di questo tipo avrebbe dei costi additittura superiori alle supposte perdite stimate dalle “major” a causa della pirateria informatica.
Inutile sottolineare che l’Hadopi non è esattamente molto popolare in Francia… Ad ogni buon conto l’agenzia l’8 di gennaio apre ufficialmente i battenti e inizia la propria attività. Ovviamente viene dotata anche di un logo che ne identifica il brand, questo:

La prima versione del logo presentata l'8 gennaio 2010.

Occhi grafici attenti riconoscono il font utilizzato nel logo, si tratta del “Bienvenue”… e allora? Qual’è il problema? Nel disegnare un logo è consentito utilizzare ed anche modificare il disegno di una font per meglio adattarla alla forma o al pensiero rappresentato, se tutto ciò è permesso dal contratto di licenza di utilizzo.
E proprio qui sta il busillis, la font in questione è un carattere corporativo esclusivo, venne cioè disegnata da Jean-François Porchez per France Télécom, la società francese di telecominicazioni. Ne è stata sviluppata un’intera famiglia per conto della Landor Associates, ed era parte integrante del restyling dell’immagine coordinata aziendale. Insomma mica pizza e fichi…

Esempio della font Bienvenue di Jean François Porchez

La font Bienvenue utilizzata nell'insegna di un negozio France Télécom.

La font espansa al 110% sovrapposta al logo Hadopi.

A questo punto punto scoppia lo scandalo, Plan Créatif, “l’agenzia militante” che ha disegnato il logo per conto del Ministero della cultura e della comunicazione francese si scusa dicendo che per errore una versione di layout del logo era stata poi utilizzata come definitiva. A parte il fatto che un “errore” di questo tipo mi sembra molto improbabile, l’articolo su FontFeed sembra dimostrare che il logo definitivo poi utilizzato, disegnato con la font FS Lola, sia in realtà stato realizzato solo dopo che era stata presentata la prima versione del logo.

La nuova versione del logo Hadopi.

Tutta questa storia ha creato un notevole danno d’immagine sia all’Autorità che all’agenzia creatrice del logo, e giustamente, Jean François Porchez farà valere i suoi diritti a livello legale. Lo scherzetto dell’errore di presentazione costerà chissà quanto e a ciò si unisce il controsenso che il protagonista principale sia un’autorità governativa che deve applicare una legge durissima, per certi versi liberticida, atta a difendere il “diritto d’autore”…
Insomma, mi sembra davvero incredibile come venga sottovalutato un aspetto importantissimo del lavoro grafico, il disegno di un carattere tipografico è un lavoro molto complesso che richiede oltre alle capacità creative un enorme bagaglio professionale necessario per la realizzazione tecnica del file definitivo da utilizzare; disegnare tutti i glifi, stabilire la crenatura per la font, verificare che l’outline del carattere non dia problemi in fase di stampa o di creazione del PDF, ecc.
Molto spesso vediamo come vengano utilizzati caratteri gratuiti, magari disegnati da “grafici” inesperti, anche per lavori di advertising su clienti molto importanti, senza contare che spesso la licenza d’uso di queste font è libera SOLO per utilizzi NON commerciali. Pensateci quando pensate che sia troppo spendere 30, 40 € per acquistare una font.

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